Racconti dei viaggiatori
La scatola misteriosa: un viaggio oltre l’Asmat
Warwick Barnes · 3 novembre 2026
Un magazzino ad Agats, tre anni di attesa e l’arrivo di una collezione che custodiva i ricordi di un viaggio straordinario.
Parte 3 di 3 · Papua, 1990: ricordi di un viaggio
Di Warwick Barnes
Trascorsero tre anni prima che la mia parte della collezione raccolta durante il nostro viaggio nell’Asmat mi raggiungesse finalmente in Australia. Il suo arrivo rimane il ricordo più significativo del lungo periodo che seguì il viaggio.
Quella spedizione era ormai diventata, ai miei occhi, la «scatola misteriosa». Il suo viaggio coinvolse navi, un volo dell’Aeronautica militare indonesiana, una compagnia aerea commerciale e una serie di persone che, con il loro impegno, riuscirono infine a farla arrivare a casa.
Il magazzino di Agats
Eravamo tutti collezionisti. Ricordo Mike che acquistava scudi a Senggo e noi tre che, insieme a Irham, passavamo in rassegna il contenuto di un deposito ad Agats.
Gat ci mise a disposizione una stanza con tre letti nel suo magazzino. Ogni sera offriva birre Bintang tiepide ad alcuni abitanti del posto che passavano a trovarci, mentre loro suggerivano da quali villaggi potessero provenire i nostri oggetti. Conoscemmo i suoi due giovani figli e facevamo la doccia sotto l’acqua piovana che scendeva dal tetto del magazzino.
Il magazzino entrò a far parte della storia stessa della collezione. Avevamo concordato il trasferimento dei nostri oggetti, ma la riluttanza di Gat a portarlo a termine rimase inspiegata.
Irham continuò a cercare una soluzione. Ali, il poliziotto che ci aveva presentato la sua famiglia e regalato le lance intagliate, alla fine lo aiutò a recuperare gli oggetti dal magazzino di Gat.
Tre anni di attesa
Il percorso seguito infine dalla collezione fu straordinario. Da Agats viaggiò in nave fino a Merauke. L’Aeronautica militare indonesiana la trasportò poi a Surabaya, da dove proseguì via mare fino a Ujung Pandang.
Da lì, un volo commerciale la portò a Seattle, negli Stati Uniti. La parte che mi spettava fu separata dal resto e spedita per via aerea ad Avalon Beach, in Australia.
Il suo arrivo coincise per caso con una visita di lavoro di John Vynne. I due eventi erano indipendenti: un’altra coincidenza in un viaggio che aveva già fatto emergere diversi legami inattesi.
Dopo tre anni di attesa, la collezione era finalmente arrivata. Le persone e i luoghi a essa legati erano ancora nitidi nella mia memoria: il magazzino, le serate trascorse a parlare delle sculture e gli sforzi di Irham per portare la vicenda a conclusione.
L’Asmat nei ricordi e tra le pagine

Le paludi dell’Asmat continuarono ad affascinarmi anche molto tempo dopo il mio ritorno a casa. Nel corso degli anni cercai, per interesse personale, libri in cui ritrovare legami con i luoghi e le persone che ricordavo.
Asmat Images, di Tobias Schneebaum, includeva una fotografia del 1979 di una casa sull’albero a Tajan, a est di Woowi. Asmat Art: Woodcarvings of Southwest New Guinea, curato da Dirk Smidt, conteneva una fotografia dall’alto di una casa sull’albero, scattata nel 1990. Quelle immagini mi riportavano al nostro incontro con le famiglie che vivevano in una casa sull’albero.
Between the Tides, di David Pickell, con fotografie di Kal Muller, offriva racconti e immagini dei Kamoro. Il libro non conteneva fotografie di case sugli alberi, ma apprezzai molto il suo racconto di un’altra parte della Nuova Guinea.
Skulduggery, di Mark Shand, mi fece ritrovare altri luoghi familiari. Lui e i suoi compagni avevano percorso il fiume Brazza in piroga e visitato Warse e Senggo. Il suo racconto descriveva anche le difficoltà di far viaggiare i passeggeri e una collezione di lance e scudi su un Cessna in partenza da Ewer senza superarne il limite di peso.
Non apprezzavo sempre il suo modo di descrivere la popolazione locale, ma i parallelismi con il nostro viaggio erano notevoli. Scrisse persino di un incontro con una suora che ritenevo fosse suor Consilia, sebbene ne avesse riportato il nome in modo diverso.
Più tardi, Savage Harvest, di Carl Hoffman, tornò sulla questione della scomparsa di Michael Rockefeller. Era un argomento che conoscevo attraverso le letture, distinto dagli eventi di cui ero stato testimone durante il nostro viaggio.
Un passaggio mi riportò immediatamente alle nostre esperienze di collezionisti. Hoffman citava gli appunti sul campo di Rockefeller: dopo l’acquisto di una lancia, altre lance erano comparse dalle case circostanti. Mi tornarono in mente Mike che comprava scudi a Senggo e noi tre con Irham, intenti a passare in rassegna il contenuto del deposito di Agats.
Fine della serie: Papua, 1990: ricordi di un viaggio.